FEDERALISMO FISCALE: BOZZA ODG
Roma, 27 ottobre 2008
Care compagne, cari compagni,
ormai da lungo tempo si dibatte sul Federalismo. In questo periodo il tema è tornato ancora più dattualità, in particolare dopo che lo scorso 3 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega al Governo sul federalismo fiscale.
Già lo scorso anno ne abbiamo discusso in unapposita riunione i cui atti sono consultabili sul sito internet del Partito (www.comunisti-italiani.it dipartimento Enti Locali).
Sarà nostra cura, nei prossimi giorni, inserire anche gli interventi che i nostri parlamentari hanno pronunciato sul tema nella precedente legislatura, così che possano essere agevolmente consultati.
Nella speranza di fare cosa utile, vi inviamo il testo di una bozza di ordine del giorno che vuole essere un contributo, di conoscenza e di proposta, alla iniziativa del Partito e delle sue espressioni istituzionali.
Molto cordiali saluti
il responsabile del Dipartimento Economia e Finanze Luigi Marino
il responsabile Riforme Istituzionali e Problemi dello Stato Elias Vacca
il responsabile Dipartimento Enti Locali Paolo Guerrini
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Bozza
ORDINE DEL GIORNO
Il Consiglio
.. (comunale/provinciale/regionale)
Premesso che
- il Consiglio dei Ministri ha approvato in data 3 ottobre 2008 il disegno di legge di delega al Governo in materia di federalismo fiscale in attuazione dellart.119 della Costituzione;
- la Costituzione Repubblicana ha una ispirazione regionalista e non federalista, come più volte la stessa Corte Costituzionale ha ribadito ed ancora recentemente con la sentenza n. 365 del 2007;
- lo stesso termine federalismo è un termine improprio in quanto il federalismo unisce quello che è diviso, non divide quello che è già unito (lart.5 della Costituzione recita: la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali).
Il Consiglio
.. (comunale/provinciale/regionale)
- nel ribadire la validità della concezione della Repubblica delle autonomie, dove Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni non sono cosa altra rispetto allo Stato, ma solo un modo stesso di essere dello Stato Repubblicano, per cui vanno trasferite alle Regioni ed agli altri Enti territoriali funzioni che meglio possono essere svolte dai poteri locali;
- nel riaffermare il ruolo delle Regioni e degli Enti Locali contro leccessivo centralismo dello Stato, sempre nella salvaguardia delle funzioni statali necessarie per garantire i diritti inviolabili della persona, le condizioni di eguaglianza, non solo formale ma sostanziale, dei cittadini nella soddisfazione dei loro bisogni primari;
- non ignorando lesistenza di una questione settentrionale, ritiene che resti tuttavia irrisolta la storica questione meridionale, per cui il nostro Paese rimane duale e non solo dal punto di vista economico;
- nel sottolineare che il d.d.l. di delega rischia di aggravare tale dualismo con la penalizzazione delle Regioni meno sviluppate anche in relazione al venir meno nel 2013 dei flussi di risorse attualmente assicurato dai Fondi europei;
Visto
larticolo 3 della Costituzione: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale
E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e leguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana
.
Considerato che
- occorre quindi assicurare a tutti i cittadini, ovunque nati o residenti, prescindendo dalla ricchezza dei territori regionali, pari opportunità e dignità sociale;
- il d.d.l. prevede il superamento graduale, per tutti i livelli istituzionali, del criterio della spesa storica, per cui il finanziamento delle funzioni trasferite sarebbe stabilito sulla base dei costi standard assicurando i livelli essenziali delle prestazioni;
- il rispetto di tale obiettivo è sostanzialmente affidato ai contenuti dei decreti legislativi attuativi da adottare entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge-delega, in base a principi e criteri direttivi che nel provvedimento legislativo appaiono però vaghi ed imprecisi;
- sugli schemi dei decreti legislativi le Commissioni parlamentari competenti potranno esprimere un parere non vincolante, entro il termine massimo di trenta giorni, mentre per la predisposizione dei contenuti viene istituita una Commissione paritetica composta da rappresentanti tecnici per ciascun livello di governo. Ciò comporta di fatto una diminuzione del ruolo del Parlamento anche in relazione ai compiti della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, prevista allarticolo 4 del d.d.l. di delega;
- tuttora mancano precise indicazioni sugli effetti finanziari della legge-delega;
- restano altresì ancora del tutto indefiniti gli stessi livelli, ritenuti essenziali, delle prestazioni oltre che le funzioni fondamentali degli Enti Locali;
- non vengono evidenziati i criteri per la determinazione dei costi standard, né come essi si calcolino, né risulta indicato quale impatto essi avranno sui bilanci delle diverse Regioni rispetto alla spesa storica, che nelle diverse realtà regionali potrebbe non necessariamente essere superiore a quella eventualmente misurata sui costi standard;
- il d.d.l. di delega complessivamente comporterà maggiori oneri (peso della burocrazia, premi fiscali alle Regioni virtuose, risorse aggiuntive per la perequazione, ecc. ammontanti secondo studi di istituti specializzati a molti milioni di euro) per far fronte ai quali non vengono indicate le necessarie risorse;
- già in passato il trasferimento delle funzioni e compiti alle Regioni ha prodotto costi aggiuntivi perché non si è proceduto, nel primo e secondo trasferimento, a depennare preliminarmente i capitoli di spesa relativi alle stesse funzioni dal bilancio dello Stato e soprattutto a ridurre conseguentemente gli apparati amministrativi centrali, il che ha comportato solo una moltiplicazione dei centri di spesa in periferia ed un maggiore debito pubblico;
- allo stato il d.d.l. costituisce una vera e propria delega in bianco data al Governo in violazione dellart.76 della Costituzione;
Ritenuto che
- nellattuale contesto il problema fondamentale è quello di migliorare il livello di vita della popolazione nel suo insieme e delle classi lavoratrici in particolare, che hanno subito in questi anni lerosione dei loro redditi (salari, stipendi, pensioni), salvaguardando i loro diritti sociali ed evitando ogni forma di discriminazione e differenziazione tra i cittadini nellaccesso alle prestazioni ed alle provvidenze per la soddisfazione dei loro bisogni primari al fine di garantire la pari dignità sociale di cui allart.3 della Costituzione
- vi è il concreto rischio che la devoluzione, cioè lattribuzione alle Regioni, in termini di legislazione esclusiva, delle funzioni in materia di organizzazione sanitaria, scolastica, ecc., che avrebbe diviso i cittadini a seconda delle Regioni di appartenenza, respinta dal referendum popolare, finisca per essere attuata in altro modo attraverso il federalismo fiscale previsto dal d.d.l. di delega, stante tra laltro lassoluta mancanza di certezze sullentità e sulla durata dei fondi di perequazione necessari per assicurare i livelli essenziali delle prestazioni;
- anche in relazione alla sostenibilità degli oneri che il federalismo fiscale comunque comporterà - soprattutto in un quadro di incertezza derivante anche dal contesto macro-economico interno ed internazionale che postula iniziative congiunte a livello europeo per fronteggiare la crisi non solo finanziaria - ogni risposta di tipo federalista risulta inefficace, perdente e dannosa;
- autorevoli costituzionalisti, ed ancora recentemente il Prof..Giovanni Sartori, in questo quadro dinsieme, tenuto conto anche dellentità del debito pubblico italiano pari al 104 % del PIL, hanno posto il problema che nellattuale situazione il federalismo non va attuato, ma disattivato;
- una legge-delega di attuazione dellart.119 della Costituzione, relativo allautonomia finanziaria di entrata e di spesa di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, non può prescindere dal principio della coesione nazionale, dal momento che in un paese che resta duale più si attribuiscono funzioni e competenze in periferia, più vi è il fondato pericolo che venga meno la garanzia di eguaglianza dei diritti sociali e civili fondamentali dei cittadini (tutela della salute, diritto allistruzione, ecc.);
- il d.d.l. di delega al Governo in materia di federalismo fiscale sia espressione di una concezione del rapporto Stato-Regioni-Enti Locali del tutto estranea al regionalismo previsto dal nostro ordinamento costituzionale.
Tanto premesso, visto, considerato e ritenuto
fa voti
- che il Parlamento nazionale soprassieda allesame del d.d.l. di delega sul federalismo fiscale e proceda pregiudizialmente ad una rigorosa riconsiderazione della portata della stessa riforma costituzionale del Titolo V, della sua sostenibilità nellattuale contesto interno ed internazionale;
auspica
- una revisione costituzionale delle disposizioni dello stesso Titolo V a cominciare da quella di cui al primo comma dellart.114 (La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato), che costituisce una vera e propria retrocessione culturale rispetto allimpianto costituzionale;
- una revisione delle diverse materie di legislazione esclusiva e concorrente, come quella ad esempio della tutela e sicurezza del lavoro, che deve rientrare tra quelle riservate alla legislazione esclusiva dello Stato (e non da disciplinare con legislazione concorrente), in quanto la garanzia dei diritti dei lavoratori non può che restare affidata alla prima parte della Costituzione e non certamente alla seconda.
Partito dei Comunisti Italiani