Porte aperte
C'e' necessita' di ricerca e conoscenza in materia di Ogm e una strada da percorrere e' quella della sperimentazione in campagna. A sostenerlo e' il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, che ha affrontato il tema nel corso del suo intervento all'assemblea annuale della Confagricoltura. L’annuncio ha sollevato però le obiezioni di Verdi e ambientalisti.
''Liquidare la vicenda degli Ogm con un si' o con un no e' riduttivo – cerca di spiegare Zaia - dobbiamo dare delle risposte all'80% degli italiani che chiede risposte sui Frankenstein food''. Accanto alla necessita' di conoscenza, Zaia chiede anche di tenere conto dell'esperienza americana in tema di Ogm:''Gli americani che li utilizzano da 25 anni hanno rilevato ricadute sul minore utilizzo di nticrittogamici - ha aggiunto il ministro - e un aumento della produttivita' del mais del 40%''.
“Bisogna attenersi rigorosamente al principio di precauzione – obietta Loredana De Petris dei Verdi. Il problema non e' la ricerca che si puo' fare nei laboratori ma la sperimentazione in campo aperto che rischia di contaminare territori anche abbastanza lontani da quelli che ospitano colture biotech''.
Per i Verdi l'Italia “non deve abbandonare la sua posizione consolidata e puntare sull'agricoltura territoriale e di qualita'. Sperimentare il campo aperto le colture ogm – continua De Petris - significherebbe mettere a rischio non solo la tipicita' e l'unicita' delle nostre produzioni, ma anche compromettere il futuro degli agricoltori italiani''.
Anche Legambiente critica la disponibilità di Zaia, chiedendo che il ministro non autorizzi “i nove protocolli di ricerca sugli Ogm che di fatto spalancherebbero le porte agli organismi geneticamente modificati nella nostra agricoltura". L?associazione si dice "preoccupata dell'insistenza con cui le aziende del biotech sono tornate alla carica per ottenere nuovi spazi e anche dalle dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo".
Pubblicato il 30 Giugno 2008 | Permalink | Commenti (0) | Trackback |









