Sempre più in alto

Sempre più in alto e sempre di meno. Sono le specie animali e vegetali che vivono sulle Alpi e nell’Appennino centrale nei cosiddetti ambienti ‘limite’, in fuga verso altitudini maggiori, a caccia di freddo, neve, ghiaccio.  Della Pernice bianca in Italia rimangono 5.000 coppie, una specie considerata sull’orlo dell’estinzione con una popolazione che appare in declino continuo; lo Stambecco al Gran Paradiso è diminuito di circa il 30% dal 1990 ad oggi, i ghiacciai sono in costante regressione, l’innevamento in diminuzione. Le Alpi e l’Appennino centrale si presentano così all’appuntamento con il cambiamento del clima, decisamente in una condizione di sofferenza e profonda trasformazione.

E’ il punto fatto dal WWF sulla situazione della penisola che maggiormente risente del riscaldamento globale, dove gli equilibri fragili sono pronti a saltare in presenza di una colonnina di mercurio in continua ascesa.  L’effetto più visibile dei cambiamenti climatici in corso sulle Alpi è, come è noto, la regressione dei ghiacciai; il comitato glaciologico calcola che dalla metà del XIX secolo se ne è persa una superficie pari al 40%. In Lombardia nell'ultimo biennio si sono estinti 30 ghiacciai, tra  quelli più piccoli, più esposti a sud e ad altitudini minori, ma anche i ghiacciai più grandi e meglio esposti non sfuggono alla tendenza generale, in quanto dal 2003 sono tutti in drastica diminuzione di superfice e spessore.

La perdita media di spessore dei ghiacciai lombardi negli ultimi 20 anni è stata di 2 metri all'anno: un esempio eloquente è il ghiacciaio dell'Alpe Sud (Valtellina, SO) che ha perso negli ultimi 10 anni circa 16 metri di spessore.

“L’alternarsi di periodi caldi e freddi ha sempre caratterizzato la storia climatica della Terra e le specie animali e vegetali hanno potuto adattarsi – dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. - Attualmente esiste un legittimo motivo di preoccupazione dovuto essenzialmente alla rapidità con cui avvengono questi cambiamenti, che rende di fatto impossibile l’adattamento.”

Quanto alla flora alpina, un recente studio, durato 3 anni, condotto dall’Università di Pavia e coordinato dal WWF, ne ha rilevato la ‘fuga’ verso l’alto. In particolare, le piante del gruppo del Bernina, sulle Alpi valtellinesi, negli ultimi 50 anni sono risalite in quota in modo consistente a causa del cambiamento climatico. 56 sono le specie migrate a quote più alte da 10 a 430 metri, 25 sono le specie “nuove” trovate dai ricercatori, 15 quelle di cui si sospetta la scomparsa, a fronte di un aumento medio della temperatura nella zona di 1,2 °C.

Alle quote più basse e marginali della catena alpina si prevede che il 60% della flora ora presente venga progressivamente annientata e sostituita a causa dell’aumento della temperatura entro il 2080.  “Con la maggior parte dell’aumento delle temperature (quasi 1 grado) concentrata negli ultimi 35 anni; 11 degli ultimi 12 anni (1995-2006) risultati tra i più caldi da quando sono iniziate le prime misurazioni regolari delle temperature terrestri (1850), e il 2007 secondo anno più caldo dopo il 2005, la strada da seguire non può che essere quella della riduzione drastica delle emissioni di gas serra in atmosfera – conclude Bologna”

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Pubblicato il 31 Marzo 2008 | Permalink | Commenti (0) | Trackback |

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