Campi più poveri

''Colture su piccola scala contribuiscono alla conservazione della biodiversità'' e ''a fronte di una crisi del settore che si è manifestata negli ultimi 30 anni, avere a disposizione cultivar diversi consente anche di fronteggiare meglio i cambiamenti climatici''.

Lo sostiene Fabrizio Bulgarini, responsabile biodiversità del Wwf, commentando il recente studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science (Pnas).  ''Negli ultimi 30 anni in Italia si sono persi 1 milione e trecentomila agricoltori'', afferma Bulgarini che spiega come ''la diffusione della meccanizzazione agricola abbia comportato anche una perdita della biodiversità naturale. Cosa che è successa con il declino di specie come l'allodola, legata all'ambiente agricolo tradizionale”.

La perdita del paesaggio agricolo comporta anche la minaccia per la biodiversità da cui l'uomo trae beneficio, “dalle colture alla zootecnia''. Bulgarini cita ad esempio “la frutta, dove l'80% delle mele sulle nostre tavole appartengono solo a tre cultivar, di ceppi genetici diversi. Nel 1949 c'erano 400 varietà di grano e oggi sono meno di 200, mentre i bovini principalmente fanno riferimento a tre stock di razze domestiche: la mucca frisona, bruna e italiana”.

Ma non è tutto: “Su 30 varietà di bovini 8 sono in estinzione, con meno di 350 capi per ciascuna razza''. Insomma, ''si va verso una diminuzione di cultivar e razze - conclude Bulgarini - e nei confronti dei mutamenti climatici invece più ne abbiamo e meglio sarà, per trovare ad esempio quelle più resistenti a condizioni di siccità''.

Verdi > Notizie

Pubblicato il 31 Marzo 2008 | Permalink | Commenti (0) | Trackback |

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